Come si fa a scrivere un articolo su una persona che si definisce senza genere, se non esiste un pronome neutro che la possa indicare? Me lo domando da quando ho intervistato Rain Dove, protagonista della nuova campagna Sisley e volto della battaglia contro il genere, portavoce di quella parte di popolazione che non si definisce né donna né uomo. Rain infatti è nat* donna, con un corpo molto femminile e attributi evidenti, ma con un viso dai tratti molto forti, dalle caratteristiche convenzionalmente maschili. Fino ai 18 anni si autodefiniva una ragazza brutta, poi, complice un misunderstanding da parte di un agente di modelli che l’ha scambiat* per un ragazzo e l’ha assunt* per una campagna, ha capito che come uomo invece aveva un certo successo. E ha iniziato a riflettere su quanto la definizione di genere non rappresenti affatto la natura umana. Ne abbiamo discusso insieme, e ci ha spiegato cosa significa sentirsi agender, che tutti noi lo siamo e che l’unica cosa che può definirci è la nostra essenza.

Ciao Rain, puoi spiegarci meglio cosa significa sentirsi “genderless”?
In realtà tutti noi lo siamo, te lo dico chiaro e tondo. Perché il genere e la sessualità sono cose molto diverse: quest’ultima infatti identifica tutta una serie di elementi biologici che indica il nostro sesso, per l’appunto, mentre il genere è una categoria in cui scegliamo di incasellarci, ma che è del tutto arbitraria. Se ci pensi infatti quello che si definisce femminile o maschile cambia tantissimo dal paese, dalla cultura in cui ci troviamo immersi. La verità quindi è che definirsi genderless è la scelta più onesta che si possa fare: significa essere fedeli a noi stessi piuttosto che alle convenzioni sociali che ci impongono i vestiti che dovremmo indossare, i colori che dovremmo preferire, il taglio di capelli che dovremmo portare. Significa pensare: questa cosa mi piace? Mi rispecchia? E solo in caso positivo, sceglierla. Non perché siamo influenzati da quello che ci hanno sempre insegnato.

Quindi non ha niente a che fare con le preferenze sessuali? Si tratta più di una riflessione sociale?
Si tratta di vivere la propria vita come ci pare, senza preoccuparci di quello che la società si aspetta da noi per il solo fatto che siamo nati con un corpo e non con un altro. Non sarebbe fantastico avvicinarsi a qualcuno e conoscerlo senza troppi schemi mentali? Poter andare a fare shopping senza dover scegliere un reparto, senza venire giudicati per quello che si indossa? Tutti noi siamo diversi, e il nostro corpo è solo un involucro che, tra l’altro, è composto di pezzi sostituibili. L’unica cosa che non si può sostituire è la nostra essenza, che è quello che ci rende unici. Dunque definirsi genderless è una scelta: quella di scegliere di essere se stessi, e nient’altro.

Quando hai iniziato a pensare a te in questi termini?
Quando mi sono trasferit* in Colorado. Appena arrivat* qualcuno mi ha scambiato per un maschio e lì mi si è accesa la lampadina: perché essere una ragazza brutta -come mi ero sempre definit*, condizionat* da quello che la società definisce come bello – quando potevo essere un ragazzo carino? Mi sono giocat* questo asso e mi sono fatt* assumere come pompiere. Ho lavorato così 11 mesi, senza che a nessuno intuisse niente. E poi a un certo punto ho pensato: ma perché devo far finta di essere qualcosa per poter avere dei vantaggi sociali, incluso questo lavoro? E così mi sono ribellat* al concetto.

E come la mettiamo con il sesso? Perché potremo anche definirci genderless, ma i nostri gusti sessuali sono chiari e nella maggior parte dei casi, rigidi. A me per esempio piacciono i ragazzi. Per quanto possa incontrare una persona bellissima e mi senta a lei vicino, se ha tratti “femminili” e le tette non mi sentirò mai attratta da lei.
Le due cose sono distinte: essere genderless non vuol dire essere attratti da tutti nello stesso modo. Perché la verità è che a te non è che piacciono gli uomini come categoria generale, ma alcune persone che hanno tratti estetici particolari. Che hanno il pene, per iniziare, magari anche di una determinata dimensione, e poi magari che hanno la barba, sono alti più di te, hanno molti capelli oppure sono rasati. Sono caratteristiche estetiche ben precise. Ci sentiamo attratti da queste, non dalla categoria “uomo” o “donna” in generale.

Come ti vesti per sentirti sexy? Se vuoi lasciare senza fiato la persona con cui stai?
Beh, se la voglio sedurre non mi vesto affatto! (ride, ndr) A parte gli scherzi, per me i vestiti sono come dei costumi: li uso a seconda della situazione. Per esempio: se sono in giro di notte, da sol*, preferisco mettermi abiti maschili perché è più sicuro. Se metto un abito rischio che qualcuno mi aggredisca. Mentre se per esempio ho uno shooting per la cover di una rivista, preferisco indossare un vestito da donna perché l’effetto è molto più wow. In generale comunque mi piacciono i vestiti comodi, mi piacciono i colori brillanti e soprattutto i capi di qualità: odio la roba low cost delle catene fast fashion. I miei vestiti devono durare, come un’armatura.

Il pezzo preferito nel tuo guardaroba?
Ho un blazer bellissimo, di un fantastico color magenta, che va bene con tutto, sia con un paio di pantaloni e una camicia che con un abito sexy.

Ultima domanda: devo scrivere questa intervista e non so che pronome usare.
Per me i pronomi sono solo dei suoni: usa quello che preferisci, l’importante è che tu lo faccia in modo positivo. Spero che in futuro ci sia un modo neutro per chiamare tutte le persone, senza che il linguaggio le incaselli in degli stereotipi. Il mondo sta cambiando e così cambierà anche il nostro modo di esprimerci, perché la società è composta da noi e siamo noi a cambiare le cose per renderle più vicine a come ci sentiamo.

5 risposte a “Genderless Crush Monday: Rain Dove”

altri commenti...

Parla con noi!