Fino a poco tempo, il logo era senza dubbio l’elemento più cheap in assoluto su un abito o un accessorio. Non ne potevamo più di vederlo stampato su borse di tela, di plastica, su ballerine e stivali: ci bastava vedere due lettere incrociate, incastonate o sovrapposte tra di loro per fuggire via spaventati. Eppure, oggi non c’è niente di più cool di un bel logo stampato a caratteri cubitali su una T-shirt o su una bomber jacket.

Cos’è cambiato? Non molto, in fondo. Il logo, senza dubbio è da sempre l’elemento più riconoscibile di un brand, quello su cui si fonda la propria filosofia e la propria estetica e quello che, ovviamente, ne determina il successo di vendite. E proprio per questo molti marchi non hanno fatto altro che piazzarli ovunque, senza sentire la necessità di ripensarli o renderli più creativi.

Il turning point per molti marchi è stato proprio questo: rivisitarli, ironizzarci sopra, persino storpiarli. Come Gucci, che per la Cruise 2018 ha coniato il logo Guccy, che vedremo ancora sulle borse della prossima-primavera-estate, o Balenciaga, che ha creato un logo ispirato alle primarie statunitensi. Versace, invece, ha ripescato dall’archivio un lettering vintage anni Ottanta.

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Gucci

Per la prossima stagione c’è una sola regola: the bigger, the better. Complice il revival degli anni Novanta, che grazie a collaborazioni super hype come quelle di Vetements o Gosha Rubchinskiy con brand sportswear cult come Sergio Tacchini, Kappa o Fila, il logo deve essere ovunque, dalle felpe ai bomber passando per borse e ankle boot. Il nostro logo preferito? Ovviamente, quello di The Blonde Salad, protagonista delle T-shirt con cui abbiamo festeggiato il primo compleanno del nostro e-shop.

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