People - February 12, 2019

The Blonde Salad incontra… Bebe Vio

“Se sembra impossibile, allora si può fare”. A insegnarcelo è stata Bebe Vio, campionessa paralimpica di scherma con al collo un oro e un bronzo agli ultimi giochi di Rio de Janeiro 2016. Non c’è niente che, secondo lei, possa impedire a una persona di realizzare i propri sogni. Energia, positività, forza, ma anche divertimento e glamour sono alcune delle parole chiave della chiacchierata che la stella dello sport italiano ha fatto con noi di The Blonde Salad. Scoprite la nostra intervista qui sotto!

Campionessa paralimpica, testimonial, conduttrice tv… impossibile non sapere chi sia Bebe Vio. Ti andrebbe invece di raccontarci tu qualcosa che forse ancora non tutti sanno?
Da inizio 2018 mi sono trasferita a Roma, dove studio Comunicazione all’università americana John Cabot, a Trastevere. Vivo in un appartamento con tre ragazze americane all’interno del campus universitario e mi sto godendo la movida trasteverina. Adoro Roma e mi diverto moltissimo.

La scherma ha fatto da sfondo a un po’ tutta la tua vita. Ci racconti il tuo legame con questo sport? Cosa rappresenta per te?
La scherma per me è tutto. Lo sport in generale lo è. Vivo di sport da quando avevo 4 anni e conto di andare avanti in questo mondo ancora per un bel po’.

Quanto è stata importante la passione per questo sport per aiutarti ad affrontare la perdita degli arti?
Fondamentale. Senza sport sarebbe stato tutto più difficile e non credo sarei riuscita a fare quello che ho fatto. Ed è proprio per questo che insieme ai miei genitori abbiamo fondato l’Associazione art4sport Onlus.

In che modo pensi che ciò che ti è capitato abbia cambiato la tua vita in meglio, nella tua vita di tutti i giorni ma anche nel tuo rapporto con la scherma?
La malattia (una meningite, ndr) che mi è capitata dieci anni fa non mi ha cambiata, mi ha solo permesso di scoprire un mondo stupendo, quello dello sport paralimpico, e da allora ho deciso che questa sarebbe stata la mia strada.

In tante interviste che hai fatto, hai sempre parlato di argomenti delicati come la disabilità senza tirarti indietro, spesso anche con grande leggerezza e ironia. Come hai imparato ad avere questa forza e a trasmetterla agli altri?
Il mondo della disabilità è purtroppo pieno di persone rancorose, che passano il tempo a chiedersi: “Perché è capitato a me (o alla mia famiglia)?” Noi invece abbiamo imparato ad andare oltre e a chiederci: “E ora cosa posso fare per me e soprattutto per gli altri?”. Questo è ciò che ti permette di avere uno scopo ed essere felice.

Ti va di raccontarci qualcosa su art4sport?
art4sport è un’associazione Onlus fondata dai miei genitori quando ho ripreso a fare sport dopo la malattia e si occupa di supportare bambini e ragazzi con amputazioni di arto a godere della bellezza della vita attraverso la pratica di attività sportiva, a livello agonistico o per puro divertimento. Oggi siamo in 30, siamo sparsi in tutta Italia e andiamo dai 5 ai 30 anni.

Abbiamo intervistato Ramona, la ragazza che Chiara Ferragni e Fedez hanno deciso di aiutare sostenendo le spese per l’acquisto di un ginocchio elettronico. Anche tu hai espresso alcune perplessità sul famoso Nomenclatore tariffario. Quali sono, secondo te, i provvedimenti che le istituzioni dovrebbero prendere per aiutare in modo concreto chi soffre di disabilità?
Il problema è che il Nomenclatore tariffario è fermo agli anni Anni Novanta. Ultimamente è stato parzialmente aggiornato, ma mancano ancora molti ausili per i disabili e soprattutto non sono state ancora aggiornate le tariffe, allineandole ai prezzi di mercato attuali. Quindi oggi Ramona non può avere un ginocchio elettronico che le permetterebbe di vivere una vita piena attraverso la Sanità, ma se lo deve pagare o trovare qualcuno che la aiuti.

Sono passati quasi tre anni dalle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Quali sono i ricordi che ti affiorano subito nella mente?
È stato tutto stupendo, ma è stato solo l’antipasto. Ora vogliamo arrivare a Tokyo e spaccare con la squadra!

A che punto siamo per la preparazione a Tokyo 2020? Ti va di raccontarci la tua routine di allenamento?
Da qualche mese sono iniziate le gare di qualifica, che andranno avanti fino a giugno 2020. Lo scopo è qualificare soprattutto la squadra, per poter così cercare di migliorare il bronzo ottenuto a Rio. Ci stiamo allenando tutti molto, circa 5-6 ore al giorno, e quando andiamo in ritiro le sessioni quasi raddoppiano!

Ti stai preparando per Tokyo, ma su Instagram ti vediamo spesso alle prese con lo studio. Come riesci a conciliare le due cose?
Da quando a gennaio 2018 mi sono trasferita a Roma per frequentare l’università non ho praticamente più un secondo libero. Tra lo studio, gli allenamenti, le gare, le tante attività di art4sport, qualche viaggio di piacere ed un po’ di “sana” vita da ventenne a Trastevere, le mie giornate sono sempre belle impegnative.

Il tuo motto è “La vita è una figata”, una frase che per molti non è sempre facile ripetere. Ti va di dirci perché secondo te la vita è una figata?
Perché la vita è veramente una figata, basta sapersela godere. E per farlo è necessario impegnarsi a fondo in ogni cosa che si fa, così da ottenere le massime soddisfazioni in ogni campo.

Tre aggettivi per descriverti.
Realista, impegnata e… felice.

A parte conquistare Tokyo, quali sono i tuoi sogni, i tuoi obiettivi, sia a livello personale sia professionale?
Il mio sogno è far crescere il mondo paralimpico e cambiare la percezione che la gente comune ha delle persone con disabilità.

Sei un’atleta, ma negli anni sei diventata anche una vera icona fashion. Cosa ti piace della moda? Quali sono i tuoi brand preferiti?
Icona fashion mi fa sorridere, perché sinceramente non mi sento tale. Però voglio stare bene con me stessa e sentirmi a mio agio in ogni situazione, elegante o sportiva o ancora meglio “scialla”, come piace essere a me. Ci sono moltissimi brand che adoro, a partire da Christian Dior, con cui collaboro spesso grazie all’amicizia con Maria Grazia Chiuri, ma potrei citare anche Tommy Hilfiger, Patrizia Pepe e ovviamente Nike, che adoro fin da quando ero piccolissima!

Sei seguitissima su Instagram e attraverso i tuoi post e le tue stories abbiamo davvero la possibilità di entrare nella tua quotidianità. Cosa pensi dei social? Quali sono i pro e i contro, secondo la tua esperienza personale?
Adoro i social e li utilizzo quotidianamente, come tutti i ragazzi della mia età. Il problema c’è quando se ne abusa, come fanno talvolta i più giovani, soprattutto quando c’è l’esagerata e talvolta esasperata ricerca dei consensi online.

Sei grande amica di Chiara e Federico. Ti va di raccontarci come li hai conosciuti e di dirci cosa vi lega?
Ho conosciuto Federico molti anni fa a Treviso, a un instore. Ero con delle mie amiche e non ero ancora molto conosciuta, in seguito è stato lui a scrivermi, facendomi i complimenti. Ho incontrato Chiara più recentemente, a una sfilata di Dior. Sono sempre stati molto carini con me e mi trovo veramente bene con loro. Sono stata davvero felice di andare al loro matrimonio e devo dire che ho pianto lacrime di vera emozione. Lo scorso anno Federico ha anche partecipato ai Giochi Senza Barriere, una manifestazione sportiva che da alcuni anni art4sport organizza a metà giugno allo Stadio dei Marmi a Roma, ed è stato stupendo! Ha partecipato con passione e grande impegno, divertendosi e facendo divertire un sacco di bambini normo e disabili

Chiara Ferragni è una grande sostenitrice dell’empowerment femminile e dell’importanza del supportarsi le une con le altre. Tu sei un grande esempio di forza ed emancipazione femminile: che messaggio vorresti dare a tutte le ragazze che ti considerano un modello da seguire?
Alle ragazze e alle bambine che incontro nelle varie occasioni dico sempre di fare ciò che amano, di non farsi mai imporre niente e soprattutto di non farsi mai fermare da nessuno e per nessun motivo. Devono credere in loro stesse e fare le proprie scelte, dalle più semplici, per esempio “Cosa mi piacerebbe fare oggi?”, alle più complesse e impegnative, come “Che sport vorrei fare?” o “Che tipo di studi vorrei fare adesso?”

Cosa vorresti fare da grande?
Continuare a vivere il mondo dello sport e a dare tutta me stessa per migliorare quello paralimpico, fino a farlo arrivare allo stesso livello di quello olimpico.

Dove ti piacerebbe essere e cosa ti piacerebbe essere riuscita a realizzare da qui ai prossimi 10 anni?
Vorrei fare un bel master dopo l’università, magari a New York alla Columbia. Per quanto riguarda il lato sportivo, vorrei continuare a divertirmi e avere grandi soddisfazioni con le Paralimpiadi, partendo da Tokyo 2020 e, passando per Parigi 2024, arrivare a Los Angeles 2028.

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